6+1, L’ALFABETO DEI ROSSOBLU’: GIOVANNI CECCATO

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Un modo alternativo per raccontare e raccontarsi. Sette lettere a disposizione, sette termini a discrezione. I giocatori dell’Agnelli Tipiesse stilano così il loro alfabeto molto speciale. Una rubrica che nella sua sesta puntata ospita Giovanni Ceccato: il regista di Bassano è al secondo anno del Master presso l’Università “Juan Ignacio Finoli“.

 

A – SERIE A E’ il sogno che coltivo da quando ho cominciato a giocare a pallavolo. Sarebbe fantastico riuscire ad arrivare al massimo campionato, pian piano e con il tempo. Intanto mi godo la A2 cercando di carpire tanti piccoli e grandi segreti dai compagni, soprattutto da Finoli per questioni di reparto

C – CORSE Inteso come passione per Formula 1, per i rally, per tutto ciò che riguarda le macchine sportive ed i mezzi a motore, comprese le moto. Le prime notizie che leggo ogni giorno, ma anche in merito alla vita dei piloti e al loro modo di vivere dentro e fuori dal contesto delle gare.

F – FAMIGLIA Questo termine, anzi questo valore va diviso in due parti. I genitori e mia sorella mi sono sempre stati vicini, con tanti sacrifici e senza mai farmi mancare nulla. Non è facile quando lasci casa a 16 anni. Senza di loro non sarei ciò che sono oggi. Poi c’è la “seconda” famiglia, quella allargata. Che si compone di collaboratori e volontari delle società in cui ho militato. Persone fondamentali e preziose che con la loro generosità e i piccoli grandi gesti di ogni giorno risultano essenziali perché sai che su di loro puoi sempre contare.

I – IMPEGNO – E’una prerogativa basilare, è la chiave di tutto. Soprattutto con un coach come Graziosi. A prescindere dalle qualità tecniche, che possono essere più o meno spiccate, giustamente lui non transige sull’abnegazione, sulla voglia di stare in palestra e sulla concentrazione che deve essere sempre ad un livello altissimo. Si può anche non essere nella giornata sfavillante, ma l’impegno è determinante. E si è sempre e comunque ripagati.

P – PALLEGGIATORE Il mio ruolo da sempre, lo amo. Mi piace tantissimo soprattutto perché ogni azione deve passare dalle mie mani. Nelle giovanili a Bassano, poiché il numero di giocatori era esiguo, giocavamo tre campionati nella stessa stagione. In Under 17 ricordo d’essermi goduto dal vivo la serie di finale play-off del 2015 che ha incoronato Trento e Simone Giannelli campione d’Italia a 18 anni. La sua storia è stata la scintilla per portarmi, due anni dopo, a lasciare il Veneto per trasferirmi a Monza. Nell’ultimo quadriennio ho avuto la possibilità d’imparare moltissimo da Matteo Paris a Piacenza, da Simone Tiberti a Brescia e da Finoli con l’Agnelli Tipiesse. Tre registi di livello assoluto, in ogni senso.

Q – QUATTRO Il numero che porto sulla maglia dal minivolley. All’epoca lo scelsi perché era il solo rimasto disponibile. Mi ha sempre portato fortuna. Il solo anno in cui l’ho cambiato optando per il 3 ho perso la finale di Coppa Italia con Brescia contro Bergamo nell’ultimo evento sportivo prima della pandemia…

S – SQUADRA Alle prese con la pandemia, negli ultimi due anni, ci ha “salvato” la forza del collettivo. Siamo sempre stati un gruppo molto unito, formato da ragazzi capaci d’aiutarsi l’un l’altro. Non solo sul taraflex ma anche e soprattutto fuori. Lo spirito di squadra ha fatto veramente la differenza e la sta facendo anche quest’anno. In questo periodo a Bergamo è una fortuna enorme aver trovato compagni del genere.