6+1, L’ALFABETO DEI ROSSOBLU’: NICOLO’ MANCIN

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Un modo alternativo per raccontare e raccontarsi. Sette lettere a disposizione, sette termini a discrezione. I giocatori dell’Agnelli Tipiesse stilano così il loro alfabeto molto speciale. Una rubrica che nella sua quarta puntata ospita Nicolò Mancin: dal sogno americano alla chitarra passando per libri e meditazione. Con la pallavolo sempre al centro dei pensieri. O meglio, in banda.

A – AFFETTI Tutto ciò che sta accadendo da due anni mi ha fatto capire quanto gli affetti siano qualcosa d’intoccabile e di fondamentale nella propria vita. Persone che fanno parte di noi, che nulla e nessuno potrà mai portare via e alle quali attribuisco un valore sempre più elevato

C – CASTELLI A Montecchio Maggiore, il paese in cui sono nato, sorgono i “Castelli di Romeo e Giulietta”, rispettivamente Castello della Villa e della Bellaguardia. Identificano casa, è il luogo che mi scalda il cuore e mi fa aprire il libro dei ricordi per tanti momenti vissuti con la famiglia e con gli amici. Quando torno è la tappa fissa per eccellenza.

L – LIBRI Una delle mie grandi passioni. Leggere mi ha fatto intraprendere viaggi interiori, riflettere e cambiare. Sono convinto che se, qualche anno fa, non avessi letto così tanto non sarei quel che sono oggi. “L’alchimista” di Paulo Coelho l’ho letto due volte: la prima mi ha spronato a partire per gli Stati Uniti, la seconda mi ha convinto a restare in Italia quando poi è arrivata la chiamata di Bergamo.

M – MUSICA E MEDITAZIONE Una doppia valenza per altre due frecce nel mio personalissimo arco. In primis la musica, soprattutto da quando ho cominciato a studiare chitarra cominciando come autodidatta, ascoltando i preziosi consigli di David Umek mentre ora frequento ogni settimana una scuola di musica. Mi ricarica e mi rilassa. La mia predilezione è per la chitarra acustica, come genere prediligo il blues tra gli anni Settanta e Novanta con Eric Clapton su tutti. La meditazione invece è una sorta di “workout” per la mente. Più la coltivo, più mi rendo conto di quanto possa essere l’ancora per non perdermi in mille pensieri restando focalizzato unicamente sul presente. Nel caos della mente in cui sin è preda di un tornado, questa pratica è come se mi consentisse di spostarmi nell’occhio del ciclone e valutare il potenziale problema da una prospettiva diversa.

P- PALA COLLODI E’ il palasport di Montecchio, in cui ho giocato per otto anni. Se penso alla pallavolo, questa struttura è il primo riferimento. Perché è il luogo del primissimo allenamento, quello in cui ho imparato moltissimo e quello in cui ho condiviso una parte importante del percorso con il mio migliore amico ossia Viktor Zivojinovic, palleggiatore di Lagonegro

R- RIFUGIO La pallavolo è stata questo. Quando ho iniziato a praticarla, al tempo delle scuole medie, ero molto diverso da ciò che sono attualmente. Un ragazzino molto timido ed introverso che quando entrava in palestra si sentiva veramente libero d’esprimere le proprie abilità. La stessa palestra che mi ha consentito d’incontrare tante persone e di forgiare il mio carattere sull’onda di un’enorme passione.

U – U.S.A. Semplicemente incredibile. Non trovo un aggettivo diverso per raccontare ciò che rappresentano gli Stati Uniti. Terminate le scuole superiori, ho deciso d’intraprendere un percorso in un college in North Carolina. Una sfida pazzesca per chi come me non era mai uscito dai confini nazionali se non per un periodo di tempo limitato. Invece sono partito da solo, alla scoperta di una nuova lingua, di una nuova cultura per un iter che mi ha consentito di conoscere molto meglio me stesso cambiandomi profondamente. Giocavo nella squadra del College ed al contempo studiavo. Poi purtroppo è arrivata la pandemia, ho scelto di tornare in Italia e ho terminato il primo anno “virtualmente” da casa.