6+1, L’ALFABETO DEI ROSSOBLU’: ANDREA BALDI

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Un modo alternativo per raccontare e raccontarsi. Sette lettere a disposizione, sette termini a discrezione. I giocatori dell’Agnelli Tipiesse stilano così il loro alfabeto molto speciale. Una rubrica che nella sua terza puntata ospita Andrea Baldi alias “un bresciano a Bergamo”

 A – AMICIZIA In palestra sto bene e, anche per il mio carattere, cerco sempre di stabilire un bel feeling con tutti. Ecco perché, probabilmente, ho creato nel tempo tanti rapporti duraturi con molti ex compagni. E penso che questo sia il miglior modo di vivere un ambiente, specie quando si condividono tanto tempo ed esperienze. Fuori e dentro il campo.

 B- BRESCIA Sono nato a Brescia e affrontare la squadra della mia città in un derby sempre sentitissimo, al mio primo anno in serie A, è stupendo.

 L – LAVORO Ho rimesso le ginocchiere solo pochi anni fa. E, magari, anche per recuperare il tempo perduto ho abbassato la testa e ho tenuto ritmi molto alti. Due anni fa mi dividevo tra serie D e serie B, da una parte banda e dall’altra opposto, facendo pesi nei ritagli di tempo. Credo che l’abnegazione abbia sempre fatto parte di me ed il lavoro è la sola strada percorribile per proseguire una crescita che, per ciò che mi riguarda, è solo all’inizio. Ho bisogno di campo, di giocare, di crescere.

 P – PASSIONE E’ arrivata all’improvviso, come se mi fosse scoppiata dentro. Sono stato fermo quattro anni per concentrarmi sullo studio. Un mio compagno di classe mi iscrive, a mia insaputa, ad un torneo di pallavolo sui tappeti elastici. Mi sono divertito tantissimo e ho affrontato, nelle varie sfide, un coach che poi mi ha segnalato ad una società ma la cosa non andò in porto poiché in quel momento non ero ancora pronto. Da quel momento mi sono messo in testa che la palestra avrebbe dovuto trasformarsi nella mia seconda casa.

S – STOP Doppio, anzi triplo. Il primo quando, giovanissimo, avevo deciso di interrompere la mia attività dopo un anno e mezzo; il secondo, durante il lockdown del 2020, che si è purtroppo protratto per cinque mesi; il terzo, nell’ultima stagione quando, a mia volta, sono stato vittima del Covid. Ma quello che mi ha dato la carica, credo anche per una sorta di reazione al periodo durissimo che si stava vivendo, è stato quello dello scorso anno. La voglia di tornare all’attività e alla normalità è salita a dismisura, mi preparavo quotidianamente più ore al giorno per farmi trovare in forma al momento giusto.

 T – TRADIZIONE Per papà Giorgio e per mia sorella Gloria la Bergamasca è stato un punto di partenza. Lui ha iniziato a Cisano ed ha conquistato la A2 con Scanzo, lei ha cominciato nella Foppapedretti. Sono felice d’essere il terzo della famiglia a difendere i colori orobici. Farlo in serie A è qualcosa di speciale. Sperando che, anche per me, sia un trampolino di lancio.

U – UNDICI A proposito di famiglia, è il nostro numero. Lo prese mio padre, a Pesaro Gloria fece lo stesso. Una sera dissi a papà: “Dovessi arrivare in serie A, lo sceglierò anche io”. A Bergamo, in estate, gli altri avevano già deciso. Fortuna che l’undici era rimasto libero.